MEHDY ALIY 1 Gennaio 2006, CPT Pian del Lago, Caltanisetta


MEHDY ALIY 1 Gennaio 2006, CPT Pian del Lago, Caltanisetta

Il decesso di Mehdy Aliy (il consolato tunisino con una nota inviata alla Procura della Repubblica di Palermo conferma che il ragazzo è stato in realtà identificato in Allagui Mahdi Ben Mohamed, nato in Tunisia il 13 aprile 1975), lascia ancora molti punti interrogativi. Capita spesso che in queste circostanze ci siano versioni diverse in alcuni punti importanti della
vicenda, e anche quella che riguarda Mehdy Aliy (preferiamo chiamarlo così anche facendo riferimento alle indagini della Procura le quali riportano sempre il nome di Mehdy Aliy) ha ancora dei fatti controversi.
Il ragazzo era detenuto nel CPT di Pian del Lago di Caltanissetta dal 18 novembre 2005 in quanto non avrebbe ottemperato ad un provvedimento di espulsione. Secondo la testimonianza del dottor Giovanni Orto, medico della cooperativa Albatros in servizio
la notte tra il 31 dicembre 2005 e il 1° gennaio 2006, intorno alle 3.30 del mattino lo stesso sarebbe stato allertato da alcuni operatori del CPT in quanto Mehdy Aliy si stava sentendo male. La causa del malessere, a conferma tanto del medico e degli operatori, quanto dei reclusi testimoni, sarebbe stata causata dalla notizia della morte del cugino. Il medico intervenuto, ha così deciso di somministrare, via intramuscolo, una fiala Valium in quanto, a detta di Giovanni Orto, Mehdy Aliy aveva della tachicardia. Dopo essersi calmato, il ragazzo aveva solo brividi di freddo, così il medico ha deciso di rientrare in infermeria. Passata mezzora però, Giovanni Orto sarebbe stato nuovamente chiamato perché le condizioni di Mehdy Aliy erano peggiorate, e dopo avere constatato che il polso era debole e la pressione era scesa, avrebbe subito disposto il trasferimento in ospedale.
A detta del medico, le operazioni del trasporto dal letto all’ambulanza, sarebbe
stata ostacolata da alcuni reclusi, cosa però risolta in cinque minuti. Quest’ultimo particolare è importante perché due operatori socioassistenziali della cooperativa Albatros, hanno negato con fermezza che dei detenuti nel CPT abbiamo ostacolato le operazioni di trasporto in ospedale. Infatti, un aspetto di particolare interesse, è il fatto che l’unico
medico del CPT non sia salito sull’ambulanza in dotazione alla struttura perché, in base alle sue dichiarazioni ha “preferito non andare a bordo dell’ambulanza, per agevolare i barellieri a svincolarsi da quell’ammasso di persone che si erano frapposte, e consentire quindi un più rapido soccorso”.
Quanto invece al trasporto in ospedale, anche in questo caso ci sono versioni contrastanti.
Entrambi gli operatori sociosanitari affermano che Mehdy Aliy è peggiorato ed ha perso la vita proprio durante la corsa in ambulanza. Diversa invece la versione di un recluso il quale sostiene che prima del trasporto in ospedale si è avvicinato a Mehdy Aliy ed ha notato che non sentiva battiti al polso e che non respirava.
In quel momento, Giovanni Orto avrebbe così chiesto ad una persona di praticare la respirazione bocca a bocca, ma visto che non si riprendeva, ha deciso il trasferimento in ospedale Inoltre, un altro recluso, sostiene che prima del trasporto in ospedale “il sanitario gli ha controllato il cuore e la pressione dopodiché ha praticato un massaggio cardiaco ed ha intimato ad uno straniero li vicino di praticargli la respirazione bocca a bocca”. Infine, un ultimo detenuto chiamato a riferire sui fatti,
afferma che “lo stesso sanitario girandosi verso l’ingresso dove, in quel momento, vi ero io ed altri ospiti, il medico rivolgendosi a me mi chiedeva di fare la respirazione bocca a bocca all’ammalato, cosa che feci immediatamente senza alcun risultato”.
Il procedimento a carico dell’unico indagato Giovanni Orto, su richiesta di Luigi Fede, sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Caltanissetta, è stato successivamente archiviato il 19/03/2007 in quanto il medico, secondo la Procura la quale sostiene che il decesso è avvenuto durante il trasporto in ospedale, “fronteggiò in modo equilibrato e diligente la sintomatologia del paziente, non potendo nel momento storico evidenziato fare una diagnosi precisa del quadro clinico presente, che determinò il decesso a causa della pancreatite acuta necrotico-emorragica”.
Alla stessa conclusione è giunto il GIP Fabrizio Nicoletti.

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